§ 15.1 • LA RELIGIONE È UN CONCETTO RELATIVO, CORRISPONDENTE AL LIVELLO D’ESSERE INDIVIDUALE

INDICE

15.1 La religione è un concetto relativo
15.1 La religione corrisponde al livello d’essere proprio di un uomo o una donna

Uspiénski scrisse:
15.1.1.1 “Tra le brevi Conferenze e le Conversazioni del periodo che io sto descrivendo, ovverosia la fine del 1916, Gurdjìeff parecchie volte toccò le questioni religiose.
15.1.1.2 E, allorquando qualcheduno gli chiedeva qualunque cosa connessa alla Religione, Gurdjìeff incominciava invariabilmente enfatizzando il dato di fatto che c’è qualcosa di sbagliatissimo alla base della nostra attitudine consueta nei confronti dei problemi religiosi.”
      
Gurdjìeff asserì sempre:
15.1.2 “In primo luogo, la Religione è un concetto relativo, corrispondente al livello d’essere di un uomo o donna, e la religione di un uomo o una donna particolare potrebbe essere non del tutto adatta per un altro uomo o un’altra donna; ovverosia, la religione di un uomo o una donna di un livello d’essere è inadatta per un uomo o una donna di un altro livello d’essere.”

      
15.1.3.1Dev’essere ben compreso che la religione dell’uomo numero uno è di un genere; la religione dell’uomo numero due è di un altro genere; e la religione dell’uomo numero tre è di un terzo genere.
15.1.3.2 La Religione dell’Uomo o della Donna numero Quattro, numero Cinque, e successivi è qualcosa di genere totalmente differente dalla religione dell’uomo numero uno, numero due e numero tre.”
      
15.1.4.1 “In secondo luogo, la Religione è Fare; un uomo o una donna non solamente pensa alla sua Religione o la sentimenta, costui o costei ‘vive’ la sua Religione tanto quanto lui stesso o lei stessa ne è capace, altrimenti ciò non è Religione, ma fantasia o filosofia.
15.1.4.2 Che gli o le piaccia oppure no, costui o costei appalesa la sua attitudine verso la religione con le sue azioni e costui o costei può appalesare la sua attitudine solamente con le sue azioni.
15.1.4.3 Pertanto, se le sue azioni sono opposte a quelle che sono richieste da una data religione, costui o costei non può asserire che lui stesso o lei stessa appartiene a quella Religione.
15.1.4.4 La stragrande maggioranza delle genti, che si definiscono cristiani, non ha diritto di nessun genere a farlo, perché costoro non soltanto negligono di adempiere ai precetti della propria Religione, epperò costoro non pensano neppure che questi precetti debbano essere adempiuti.”
      
15.1.5.1 “La Religione Cristiana proibisce l’omicidio.
15.1.5.2 Tuttora, tutto ciò — a cui l’intero nostro ‘progresso’ sopraggiunge — è il progresso nella tecnica dell’omicidio e il progresso nella guerra.
15.1.5.3 Come possiamo definirci Cristiani?”
      
15.1.6.1Nessuno, che non adempia ai Precetti di Cristo, ha il diritto di definirsi Cristiano.
15.1.6.2 Un uomo o una donna può dire che lui stesso o lei stessa desidera essere Cristiano, se costui o costei tenta di adempiere a questi Precetti Cristici.
15.1.6.3 Se costui o costei non ci pensa affatto, oppure ne ride, oppure li sostituisce con talune delle sue invenzioni, oppure semplicemente se ne dimentica, costui o costei non ha nessun diritto di definirsi Cristiano.”
      
15.1.7.1 “Io ho preso l’esempio della guerra poiché è l’esempio più eclatante.
15.1.7.2 Tuttavia, addirittura senza guerra, tutta la vita sarebbe esattamente la stessa.
15.1.7.3 Le genti si definiscono Cristiani; sennonché costoro non si accertano che non soltanto non lo vogliono, ma che ne sono incapaci, di Essere Cristiani, perché – per Essere Cristiano – è necessario non soltanto desiderarlo, epperò essere capace di: Essere Uno.”
      
15.1.8.1 “L’essere umano in sé stesso non è Uno; costui o costei non è ‘IO’, costui o costei è ‘noi’; oppure, esprimendolo più correttamente, lui è ‘costoro’ *.
* Nel senso di ‘essi’, plurale di ‘esso’: come di un macchinismo. (Nota del Traduttore)
15.1.8.2 Tutto insorge da ciò!
15.1.8.3 Supponiamo che qualcheduno si decida, conformemente agli Evangeli, di porgere la guancia sinistra, se qualcheduno lo colpisce sulla guancia destra.
15.1.8.4 Sennonché un io decide ciò o nella mente o nel ‘centro emotivo’.
15.1.8.5 Un io lo sa, un io lo ricorda: gli altri ‘io …’ no.
15.1.8.6 Immaginiamoci che ciò accada veramente, che qualcheduno colpisca quest’uomo o questa donna.
15.1.8.7 Pensate che costui o costei porgerà la guancia sinistra?
15.1.8.8 Mai!
15.1.8.9 Costui o costei non avrà nemmeno il tempo di pensarci su.
15.1.8.10 Costui o costei colpirà il volto dell’uomo o della donna che l’ha colpito o colpita, oppure costui o costei incomincerà a chiamare un poliziotto, oppure costui o costei semplicemente si darà alla fuga.
15.1.8.11 Il suo ‘centro motorio’ reagirà nel suo modo consueto, oppure come gli è stato insegnato a reagire, prima che costui o costei s’accorga di ciò che lui stesso o lei stessa sta facendo.
      
15.1.9.1 “Un’istruzione prolungata e un tirocinio o addestramento prolungati sono necessarî per capacitarsi di porgere l’altra guancia.
15.1.9.2 E se questo tirocinio o addestramento è meccanico, ciò è di nuovo degno di niente, perché — in tal caso — significa che quest’uomo o questa donna porgerà la guancia, perché costui o costei non può fare nient’altro!

      

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versione gennaio 2020
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a cura di:
Ugo Aryaman Tendi (Guida Specchiata)
per SèiRìoSòl — Scuola di Quarta Via
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