§ 1.1 • LA QUESTIONE DELLE SCUOLE PER USPIÉNSKI

INDICE

1.1 Uspiénski * ritornò in Russia a causa del principio della Grande Guerra o prima guerra mondiale
* Pëtr Demianovič Uspenskij, in russo: Пётр Демьянович Успенский, il cui cognome è trascritto anche come: Uspensky o Ouspensky o Uspiénski (Nota della Guida Specchiata — N. d. G. S.)
1.1 La ‘Cerca del Miracoloso’ di Uspiénski con un viaggio piuttosto lungo attraverso Egitto, Ceylon (ora Sri Lanka) e India
1.1 La guerra doveva essere considerata come un grande ‘Memento Mori’
1.1 La via per lo sconosciuto
1.1 L’Oriente e l’Europa
1.1 I vecchî pensieri di Uspiénski
1.1 La convinzione di Uspiénski che tutta la vita (o il corso delle cose umane) consiste di ‘assurdità evidenti’
1.1 La questione delle scuole per Uspiénski
1.1 I piani di Uspiénski per altri viaggî

      

Uspiénski scrisse:
1.1.1.1 “Ritornai in Russia nel novembre del 1914, ovverosia, al principio della prima guerra mondiale *, dopo un viaggio piuttosto lungo attraverso: Egitto, Ceylon ** e India.
* o la Grande Guerra; fu un conflitto globale originatosi a Sarajevo in Serbia, che durò dal 28 luglio 1914 all’11 novembre 1918. (N. d. G. S.)
** Il 22 maggio del 1972 il nome Ceylon dello stato insulare fu cambiato in ‘Repubblica Democratica Socialista di Sri Lanka’, in cingalese śrī laṃkā, AFI [ˌʃɾiːˈlaŋkaː]. (N. d. G. S.)
1.1.1.2 La guerra mi sorprese a Colombo * e da colà io ritornai via Inghilterra.”
* La capitale di Ceylon a quell’epoca. (N. d. G. S.)
      

1.1.2.1 “Allorquando stavo lasciando Pietroburgo alla partenza del mio viaggio, io avevo detto che stavo andando in ‘Cerca del Miracoloso’.
1.1.2.2 Il ‘Miracoloso’ è difficilissimo da definire.
1.1.2.3 Sennonché, per me questa parola aveva un significato del tutto ben definito.
1.1.2.4 Ero giunto alla conclusione, da molto tempo, che non ci fosse nessuna fuga dal labirinto di contraddizioni in cui noi viviamo, tranne che per una Via Nuova del tutto, diversa da qualunque cosa finora da noi conosciuta oppure per noi abituale.
1.1.2.5 Tuttavia, laddove questa Via Nuova o smarrita incominciasse, io ero incapace di dirlo.
1.1.2.6 Sapevo già allora, come un dato di fatto certo, che — al di là della sottile pellicola della realtà falsa — colà esisteva un’altra Realtà, da cui, per qualche ragione, qualcosa ce ne separava.
1.1.2.7 Il ‘Miracoloso’ era la penetrazione in questa Realtà sconosciuta.
1.1.2.8 E mi pareva che la via per lo sconosciuto potesse essere trovata in Oriente.
1.1.2.9 Perché in Oriente?
1.1.2.10 Era difficile rispondervi.
1.1.2.11 In quest’idea vi era, forse, qualcosa di romantico, salvo che poteva esserci stata la convinzione assolutamente verace che — in ogni caso — niente poteva esser trovato in Europa.”
      
1.1.3 “Nel viaggio di ritorno e durante le parecchie settimane che io trascorsi a Londra, tutto ciò a cui avevo pensato sui risultati della mia ‘Cerca’ fu gettato nella confusione dall’assurdità selvaggia della guerra e da tutte le emozioni che saturavano l’aria, le conversazioni e i giornali e che — contro la mia volontà — sovente mi colpivano.”
      
1.1.4.1 “Sennonché, allorquando io ritornai in Russia e sperimentati daccapo tutti quei vecchî pensieri con cui ero partito, sentimentai che la mia ‘Cerca’ e ogni cosa connessa con essa erano più importanti di qualunque cosa stesse accadendo oppure potesse accadere in un mondo di ‘assurdità evidenti’ *.
* Ciò si riferisce a un libretto, ch’ebbi da bambino. (Nota di Uspiénski)
Il libretto s’intitolava ‘Assurdità Evidenti’, faceva parte della ‘Piccola Collezione’ di Stoupin (Bibliotechka Stupina) e consisteva d’illustrazioni come, per esempio: un uomo che portava una casa sulle sue spalle, una vettura con ruote quadrate, e cose simili.
Quel libretto m’impressionò moltissimo a quell’epoca, perché vi erano molte illustrazioni in cui io non riuscivo a capire tutto quello che di assurdo vi fosse.
Le illustrazioni sembravano esattamente le cose ordinarie della vita (o del corso delle cose umane).
E più tardi io incominciai a pensare che quel libretto dava veramente immagini della vita reale (o del corso delle cose umane), perché allorquando continuai a crescere, io addivenni sempre più convinto che tutta la vita (o corso delle cose umane) è fatta di ‘assurdità evidenti’.
Più tardi le mie esperienze rafforzarono solamente questa mia convinzione.
1.1.4.2 Mi dissi allora che la guerra doveva essere considerata come una di quelle condizioni generalmente catastrofiche di vita (o del corso delle cose umane), nel cui mezzo noi dobbiamo vivere, lavorare e cercare risposte alle nostre domande e ai nostri dubbî.
1.1.4.3 La guerra, la grande guerra europea, alla cui possibilità io non volevo credere e la cui realtà per molto tempo io non auspicai di ammettere, era divenuta un dato di fatto.
1.1.4.4 Noi c’eravamo dentro e io vidi che la guerra doveva essere considerata come un grande ‘Memento Mori’, mostrando che l’urgenza era necessaria e che era impossibile credere nella ‘vita’ (o corso delle cose umane) che non conduceva da nessuna parte.”
      
1.1.5.1 “La guerra non poteva toccarmi personalmente, per lo meno non prima della catastrofe finale, che mi sembrava inevitabile per la Russia e forse per tutta l’Europa, epperò non ancora imminente.
1.1.5.2 Sebbene allora, indubbiamente, la catastrofe in avvicinamento sembrasse solamente temporanea e che nessuno potesse ancora concepirne tutta la disintegrazione e la distruzione, sia interiore sia esteriore, in cui noi avremmo dovuto vivere in avvenire.”
      
1.1.6.1 “Riassumendo l’insieme delle mie impressioni dell’Oriente, e in particolare dell’India, io dovevo ammettere che, al mio ritorno, il mio problema appariva addirittura più difficile e più complicato che non alla mia partenza.
1.1.6.2 L’India e l’Oriente avevano non solo non perso il loro fascino del Miracoloso, al contrario questo fascino si era arricchito di nuove sfumature, che ne erano assenti prima.
1.1.6.3 Vedevo chiaramente che qualcosa poteva essere trovato colà, che aveva da molto tempo cessato di esistere in Europa; e io consideravo che la direzione, che avevo intrapresa, fosse quella giusta.
1.1.6.4 Tuttavia, contemporaneamente, io ero convinto che il segreto fosse nascosto molto meglio e molto più profondamente di quanto io avessi potuto precedentemente supporre.”
      
1.1.7.1 “Allorquando partii, io sapevo già che stavo andando alla ricerca di una scuola o più scuole.
1.1.7.2 Ero giunto a ciò molto tempo fa.
1.1.7.3 Mi persuasi che gli sforzi personali, individualistici, erano insufficienti e che era necessario addivenire in contatto col Pensiero Reale e Vivente, che dev’essere esistente da qualche parte, epperò col quale noi abbiamo perso il Contatto.”
      
1.1.8.1 “Questo io lo capivo; sennonché l’idea stessa delle scuole mutava moltissimo durante i miei viaggî e, in un certo qual modo, addiveniva più semplice e più concreta e, in un altro modo, più fredda e più discosta.
1.1.8.2 Voglio dire che le scuole persero molto del loro carattere fabuloso.”
      
1.1.9.1 “Alla mia partenza io ammettevo ancora molto, che era fantastico, riguardo alle scuole.
1.1.9.2 ‘Ammettevo’ è forse una parola troppo forte.
1.1.9.3 Dovrei dire meglio che io sognavo la possibilità di un contatto non fisico con le scuole: un contatto, per così dire, ‘su di un altro piano’.
1.1.9.4 Non potrei spiegarlo chiaramente, salvo che mi pareva che perfino il cominciamento del contatto con una scuola poteva avere natura Miracolosa.
1.1.9.5 Immaginavo, per esempio, la possibilità di stabilire il contatto con le scuole di un lontano passato, con le scuole di Pitagora, le scuole d’Egitto, con le scuole di coloro che costruirono Notre-Dame e così via.
1.1.9.6 Mi pareva che le barriere del tempo e dello spazio sarebbero scomparse stabilendo tale contatto.
1.1.9.7 L’idea delle scuole era in sé stessa fantastica e niente mi pareva troppo fantastico in relazione a quest’idea.
1.1.9.8 E io non vedevo nessuna contraddizione tra queste idee e i miei tentativi per trovare le scuole in India.
1.1.9.9 Mi pareva che sarebbe stato proprio in India che sarebbe stato possibile stabilire qualche genere di contatto, che sarebbe in seguito diventato permanente e indipendente da qualunque interferenza del mondo esterno.”
      
1.1.10.1 “Nel mio viaggio di ritorno, dopo un’intera serie d’incontri e d’impressioni, l’idea delle scuole addivenne molto più reale e tangibile e perse il suo carattere fantastico.
1.1.10.2 Ciò probabilmente ne prese il posto soprattutto perché, come io allora me ne persuasi, una ‘Scuola’ richiedeva non solo una ‘Cerca’, epperò una ‘Selezione’ o una ‘Scelta’: intendendole da parte nostra.”
      
1.1.11.1 “Che le scuole esistessero io non ne dubitavo.
1.1.11.2 Sennonché io addivenni convinto che le scuole, di cui avevo sentito parlare e con cui sarei potuto entrare in contatto, non erano per me.
1.1.11.3 Queste erano scuole o di natura francamente religiosa o di carattere semi-religioso, epperò di tono certamente devozionale.
1.1.11.4 Queste scuole non mi attraevano, soprattutto perché, se io fossi stato in cerca di una via religiosa, avrei potuto trovarla in Russia.
1.1.11.5 Altre scuole erano di genere leggermente sentimentale, filosofico-morale, con una sfumatura di ascetismo, come le scuole dei discepoli o dei seguaci di Ramakrishna; c’era gente per bene connessa con queste scuole, salvo che io non sentimentai che costoro avessero la Conoscenza Reale.
1.1.11.6 Altre, descritte solitamente come scuole di yoghin’, e che sono basate sulla creazione di stati d’animo di ‘trance’, avevano ai miei occhi qualcosa della natura dello ‘spiritismo’.
1.1.11.7 Non potevo fidarmene; tutti i loro ottenimenti erano o autoinganno, oppure ciò che i mistici ortodossi (io intendo nella letteratura monastica russa) chiamavano ‘bellezza’ o ‘allettamento’ o ‘seduzione’.”
      
1.1.12.1 “C’era un altro genere di scuola, con cui io ero incapace di stabilire un contatto e di cui sentii solamente parlare.
1.1.12.2 Queste scuole promettevano moltissimo, sennonché chiedevano anche moltissimo.
1.1.12.3 Queste scuole richiedevano tutto e subito.
1.1.12.4 Sarebbe stato necessario rimanere in India e fermare i pensieri di ritornare in Europa, rinunciare a tutte le mie idee, a tutti i miei scopi, ai miei progetti, e impegnarmi lungo una via di cui io non potevo saperne niente in anticipo.”
      
1.1.13.1 “Queste scuole m’interessavano moltissimo e le persone, con cui erano state in contatto e che me ne avevano parlato, si distinguevano nettamente dal tipo comune: l’uomo ordinario o della strada.
1.1.13.2 Sennonché ancora, mi pareva che dovessero esserci Scuole di un genere più razionale e che un uomo o una donna avesse il diritto, fino a un certo punto, di sapere dove costui o costei sta andando.”
      
1.1.14.1 “Simultaneamente con ciò, io giunsi alla conclusione che, qualunque fosse il nome della scuola: d’occultismo, d’esoterismo o di yoghin, queste Scuole dovevano esistere sul piano terrestre ordinario, come qualunque altro genere di scuola: una scuola di pittura, una scuola di danza o una scuola di medicina.
1.1.14.2 Io mi persuasi che il pensiero di scuole ‘su un altro piano’ era solamente un segno di debolezza, di sogni aventi preso il posto della Cerca Reale.
1.1.14.3 E io capivo, allora, che questi sogni erano uno degli ostacoli principali sul nostro cammino possibile verso il Miracoloso.”
      
1.1.15.1 “Nell’itinerario per l’India, io facevo progetti per altri viaggî.
1.1.15.2 Questa volta io volevo tanto per incominciare l’Oriente mussulmano: soprattutto l’Asia centrale russa e la Persia.
1.1.15.3 Sennonché niente di tutto ciò era destinato ad attuarsi.”

      

Rènnas del Castèl • Croix Cathare • Guida Specchiata
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versione gennaio 2020
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a cura di:
Ugo Aryaman Tendi (Guida Specchiata)
per SèiRìoSòl — Scuola di Quarta Via
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